La differenza tra termine minimo di conservazione e data di scadenza

13 Luglio 2019
Se volete conoscere la differenza tra termine minimo di conservazione e data di scadenza, in questo articolo vi spiegheremo cosa sono e a cosa servono.

Al di là del prezzo o dello marca, la data di scadenza è una delle cose che i consumatori guardano con maggior attenzione, anche quando vanno di fretta. Può anche succedere che, quando vi trovate a pulire la cucina o a riordinare le mensole, eliminiate tutte quelle confezioni in cui appare una data anche superata da poco. Eppure, esistono due informazioni che gli alimenti forniscono e tra loro esiste una notevole differenza. Parliamo del termine minimo di conservazione e data di scadenza.

La salute è certamente la prima delle preoccupazioni, in ogni famiglia. Specialmente quando si parla di alimentazione, si cerca sempre di acquistare cibi di prima qualità, in relazione al prezzo. E, ovviamente, a nessuno verrebbe mai la voglia di mangiare qualcosa di scaduto, per evitare rischi. Ma gettare nella spazzatura un barattolo o una confezione alimentare è sempre una buona idea? Forse è meglio capire quali sono le differenze tra termine minimo di conservazione e data di scadenza. Per farlo, non perdetevi il seguente articolo.

La durata di un alimento

I consumatori solitamente non fanno distinzioni tra termine minimo di conservazione e data di scadenza, poiché ritengono che entrambi significhino la stessa cosa. Pertanto, scartano qualsiasi alimento quando la data mostrata sulla confezione è stata superata, anche se da appena un paio di giorni.

La confusione tra i due termini si deve al fatto che spesso le etichette nutrizionali non sono facili da leggere ed interpretare. Spesso i dati sono scritti in maniera poco chiara, con un carattere minuscolo o in una lingua straniera. I prodotti possono indicare una data completa (con giorno, mese, anno) o anche solo parziale (mese e anno, o anche solo l’anno). Ma questo non significa che superate queste date, l’alimento in questione sia in cattive condizioni, tossico né che possa causare problemi alla vostra salute.

La differenza tra termine minimo di conservazione e data di scadenza

Per evitare ogni tipo di problema, la quasi totalità dei consumatori preferisce buttare il prodotto e acquistarne un altro, con una data di scadenza più lontana. Questo comportamento, indubbiamente, produce molte conseguenze sull’economia globale e anche sull’ambiente. Gli unici che possono festeggiare, sono i produttori, che riescono in tal modo ad aumentare le proprie vendite.

Ma questo non è l’unico problema: la mancanza di gestione o di pianificazione nello stoccaggio di cibo genera uno spreco di milioni di tonnellate di alimenti, ogni anno. Ci sono prodotti che finiscono nel bidone della spazzatura quando potrebbero essere tranquillamente consumati.

La corretta amministrazione del cibo o dei prodotti che avete in cucina è essenziale, così come il luogo che sceglierete per conservarli. Ad esempio, una buona idea è quella di mettere in ordine gli alimenti in base alle dimensioni, in modo che siano tutti “alla vista”, conservati in un luogo fresco e asciutto, con un’adeguata ventilazione.

Per evitare sprechi, vi consigliamo di raggruppare da una parte i prodotti che scadranno molto più in là, tenendo più vicini e a portata di mano quelli che con una data di scadenza più ravvicinata.

Differenze tra termine minimo di conservazione e data di scadenza

Oltre ad essere bravi a organizzare la cucina, disponendo i prodotti alimentari con un criterio che permetta di consumare prima tutto ciò che è prossimo a scadere, è fondamentale conoscere la differenza tra questi due termini. Di seguito, metteremo in risalto le loro peculiarità:

1. Data di scadenza

Il significato di questa data è semplice: a partire dal giorno indicato, il prodotto non dovrebbe essere mangiato. Tuttavia, questo non significa che passati uno o due giorni, il cibo sarà in cattive condizioni o marcio, ma che con ogni giorno in più che passa, aumenta il rischio di avvelenamento.

La data di scadenza è specifica per determinati alimenti, come quelli pastorizzati (latte, panna, yogurt), carni o conservati sottovuoto. La data di scadenza è specificatamente indicata e sarebbe opportuno rispettarla, se non volete soffrire di problemi allo stomaco.

Pancia di donna con mani a forma di cuore

2. Termine minimo di conservazione (TMC)

In questo caso, il TMC stabilisce una data prima della quale è consigliato il consumo e, sicuramente, sul prodotto verrà indicato solamente l’anno o il mese e l’anno. A partire da questa data, la qualità dell’alimento diminuirà, ma non rappresenterà mai un problema per la vostra salute.

La data relativa al termine minimo di conservazione è utilizzata in alimenti disidratati o con poca acqua (cereali, legumi, oli), sterilizzati (scatole di latte, lattine, conserve) e uova. Possiamo dire, quindi, che superato quel momento, ogni giorno o settimana che passa renderà il prodotto più povero di sapore, meno consistente e con un calo verticale dei valori nutrizionali (carboidrati, vitamine, proteine, amidi, fibre, zuccheri…).

È molto importante capire la differenza tra termine minimo di conservazione e data di scadenza, dal momento che, come avete visto, significano due cose completamente diverse. Tenete presente poi che, una volta aperto un prodotto o un alimento, le sue capacità di conservazione cambieranno notevolmente.

Per questo motivo, sulle etichette è sempre presente anche il numero massimo di giorni in cui l’alimento potrà rimanere aperto, prima del suo consumo. Ovviamente, sarà necessario tenere tale prodotto in frigorifero, dal momento che la bassa temperatura contribuirà a rallentare il suo deterioramento.

A partire da ora, quindi, ogni volta che farete la spesa al supermercato, saprete riconoscere il termine minimo di conservazione e la data di scadenza, evitando inutili sprechi, per voi e per l’ambiente.