Stephen Curry, storia di una leggenda dell’NBA

· 7 Marzo 2019
Il capitano dei Golden State Warriors è uno dei migliori tiratori della storia della NBA. Se amate la pallacanestro non perdetevi la storia di Stephen Curry

Il nome di Stephen Curry, astro dei Golden St. Warriors, è noto agli amanti del basket e a tutti gli appassionati di sport americani. Considerato uno dei maggiori talenti di sempre della NBA, ha saputo superare diversi ostacoli, prima di diventare uno dei migliori playmaker di sempre.

Certo, anche se il suo nome è spesso accostato a quelli di James Harden, Lebron James o Kevin Durant, probabilmente ancora non ha espresso tutto il suo potenziale. A trent’anni può ancora dire molto, sui parquet statunitensi. Vi presentiamo Stephen Curry e, questa, è la sua storia.

Stephen Curry: da perfetto sconosciuto a superstar

Ma se qualcosa può essere concesso, a questo straordinario playmaker di Golden State è che, a differenza di Harden, James e Durant, è che la sua storia iniziò con poco clamore e grossi dosi di umiltà. Stephen, infatti, iniziò a calcare i palasport della NBA dopo l’esperienza al liceo nella Charlotte Christian School e al college di Davidson, giocando per i Wildcats.

Ovvero, a differenza dei colleghi più famosi, non fu presentato como superstar ai draft, anzi. Pensate che nel 2009, fu solamente settima scelta, venendo superato anche dallo spagnolo Ricky Rubio.

Tanto lavoro e sacrificio

Il merito di Curry sta quindi nel fatto che, sin da subito, si è messo a lavorare sodo sui suoi punti di forza: tiro da 3 punti e gestione del pallone. In questo modo, è riuscito a scrollarsi di dosso la fama di “brutto anatroccolo” e diventare (probabilmente) uno dei migliori giocatori della storia dalla linea dei tre punti. Tenete presente che, nel ranking storico dei tiri da 3 della NBA è già arrivato al nono posto e possiede una percentuale migliore del leggendario di Ray Allen.

Essendo alto appena 191 cm e pesando circa 96 kg, questo eccellente atleta è riuscito a migliorare anche sotto il punto di vista fisico, andando a colmare anche uno dei suoi punti deboli, la difesa 1 contro 1.

Oggi, non a caso, Stephen Curry è uno dei playmaker più difficili da difendere dato che è capace di creare pericoli da qualsiasi parte del campo. Se non va diretto a canestro, la sua creatività e precisione troveranno qualche passaggio mozzafiato. Altrimenti, niente paura: fronte alta e “bomba” da 3.

L’arrivo di Steve Kerr

Oltre all’enorme lavoro svolto in palestra e sul parquet, se oggi gli appassionati di basket possono godersi le prodezze di Stephen, ciò si deve anche all’ex guardia di San Antonio, Portland e Chicago. L’arrivo di Steve Kerr sulla panchina di Golden State hanno favorito moltissimo la carriera di Curry. Sopratutto se pensiamo al gioco offensivo e spregiudicato importato da Kerr.

Il playmaker dei Warriors si è adattato perfettamente a quell’idea di basket veloce, di ricerca dei 3 punti, come mossa tattica. Un gioco spettacolare e che è possibile perpetrare grazie anche a una delle migliori difese di tutta la NBA.

Insieme, Curry e Kerr hanno conquistato 3 titoli NBA, 4 titoli di Conference e di Division. Golden State ha attualmente l’incredibile record di 140-24.

Il talento di Curry e le idee di Kerr sono i pilastri che hanno creato questa squadra capace di vincere tre anelli in quattro anni e battere il record di di Michael Jordan di più vittorie in un campionato regolare (72). Senza scordare che, negli USA come nel resto del mondo, sta già crescendo un’intera generazione di piccoli tifosi, follemente innamorati degli invincibili Warriors.

nazionale americana basket

Un talento sottovalutato?

Perché non inserire Curry nella Top 3 dei migliori giocatori del campionato, dopo tutti i successi individuali e di squadra che ha raggiunto?

Tutto ciò non sarebbe mai potuto succedere, senza l’aiuto di un’intera squadra di fenomeni. E che, molto probabilmente, avrebbero fatto la fortuna di qualsiasi altra squadra della NBA (Klay Thompson, Danny Green, Kevin Durant, Livingston, Leandrinho Barbosa, Andrew Bogut, Javale Mcgee …).

A Curry va dato il merito di aver creduto nel club, nella squadra, nella città. Arrivato nel 2009, è rimasto a mordere la polvere prima di poter infilarsi tre anelli al dito. Non come, per esempio, il suo attuale compagno di squadra Kevin Durant, che decise di abbandonare i “suoi” Oklahoma Thunder stanco di non vincere nulla. Anche queste scelte, qualificano un campione.

Stephen Curry NBA

Stephen Curry, nonostante abbia un grande talento, non sarà mai ricordato come uno dei più grandi. Lo sport a volte è strano, ma spesso conta più essere di moda che vincere.

Tutto ha una sua spiegazione

Ciò che importa è che sicuramente Curry è riuscito a conquistare i cuori di molti appassionati, colmando con il lavoro ciò che la natura gli ha negato. Forse non sarà al livello di LeBron James, ma comunque resta uno degli attaccanti più pericolosi e decisivi della storia di questo sport.

I fan adorano il modo in cui fa ballare la breakdance a Chris Paul o i suoi allucinanti buzzer beater (i canestri realizzati sul suono della sirena). Ma il suo basket è lontano dai migliori giocatori, nemmeno i migliori della sua squadra. come il già citato Kevin Durant.

Il suo “peccato originale” è che forse ha mantenuto un comportamento e un profilo poco accattivante per il pubblico americano. Il fatto, poi, di essere circondato da altri grandi giocatori, spinge i puristi a ritenere che forse non è così decisivo per le sorti di Golden State.